Visualizzazione post con etichetta Disagio adolescenziale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Disagio adolescenziale. Mostra tutti i post

Terra bruciata (I parte)



"Qua l'umore ha più colore di 'sti palazzoni grigi

Mamme danno in casa, figli, padri single

Che fanno un po' da padri sia ai fratelli che alle madri

Si alzano alle quattro perché fanno tre lavori

Per cercare di sparire come han fatto i loro padri..."

(Terra bruciata- Maruego)

La situazione nelle periferie sta esplodendo, in esse il covid ha impresso un'accelerazione ai processi di povertà già presenti dalla grande crisi economica del 2008, tra i tanti, a farne le spese, ci sono le seconde generazioni di immigrati. 
Per loro non c'è alcuna prospettiva, a parte qualche lavoretto da schiavo sottopagato o squallidi giri di microcriminalità, di questo ne sono sempre più consapevoli e la rabbia sta aumentando, insieme alla disperazione. Cosa fanno le istituzioni ed i partiti politici? Cosa propongono, al di la' della solita ipocrita retorica tipica di tutte le organizzazioni politiche nostrane? Niente. E la terra bruciata aumenta insieme alla sofferenza.


Credits:



Educazione emotiva in adolescenza



Nel simbolismo della cavalleria cristiana l'essere disarcionati non significava solo una sconfitta materiale, vi era sottinteso un significato più profondo, di tipo spirituale e di riflesso psicologico.
Spostandoci in oriente troviamo un'immagine analoga, il saggio che cavalca la tigre. Un altro esempio è dato dalla carta numero sette dei tarocchi, il carro, dove vi è raffigurato un guerriero che guida una biga trainata da due cavalli, uno tendente verso destra ed uno verso sinistra. Immagini diverse, ma con similitudini e significati analoghi. Non è questo il luogo per fare una disamina approfondita riguardo alle tre immagini di cui sopra, anche perchè si aprirebbe un mondo da pochi frequentato e dai più beffeggiato, in nome di una clima culturale che non riesce più a guardare al di là dal proprio naso... 


Nell'antichità il simbolo sottintendeva diversi livelli di interpretazione, il livello che ci interessa in questa sede è quello di tipo psicologico, ovviamente ce ne sarebbero altri ma solo su questo ci soffermeremo.
In queste immagini l'uomo, sia esso il cavaliere, il saggio o il guerriero, rappresentano la parte razionale, l'animale, il cavallo o la tigre la parte emozionale, quella che in psicologia si chiama subconscio o inconscio. Il tutto rimanda ad un senso di conoscenza e di direzionalità sulle proprie emozioni e di conseguenza sulla propria vita. Solo conoscendo ed imparando a gestire i propri impulsi, solo esplorando ed orientandosi dentro di sè non si verrà disarcionati dal cavallo, sbranati dalla tigre o non si perderà il controllo della propria biga. 


All'opposto nell'uomo contemporaneo, le emozioni sono represse oppure subite, al massimo assecondate per cedimento. D'altronde tutte le strategie di marketing sono volte alla creazione/iperstimolazione dell'impulso al fine di un soddisfacimento immediato attraverso l'acquisto ed il consumo della merce proposta, l'homo consumens, così definito da Bauman, ha una labile capacità di potere su di sè, perchè è proprio nell'assecondare i propri stimoli e nel soddisfare i propri bisogni immediati che questi si realizza.
Il mercato, complici i vuoti culturali attuali, ha creato una vera e propria anti-pedagogia dell'emozione, in un ritmo di vita sempre più veloce il soggetto cresce allontanandosi sempre di più da se stesso e dal proprio mondo interiore, l'interiorità è vissuta solo in una dinamica di ricerca di soddisfacimento immediato dello stimolo emotivo. 
Una delle categorie che più risente di una tale desertificazione culturale è quella degli adolescenti. Essi sono lasciati soli in balia delle loro tempeste pulsionali, non sussiste più nessun filtro o codice culturale se non quelli dettati dalle esigenze di mercato. 
Umberto Galimberti non a caso parla di analfabetismo emotivo, se una volta le società accompagnavano il ragazzo in una crescita interiore nella quale l'emozione maturava nel sentimento adesso questo non avviene. In altri termini l'adolescente non ha strumenti per guardarsi dentro ed interpretarsi, egli non sa cosa prova, lo prova e basta, senza nessuno che lo aiuti a riconoscere, affrontare e gestire il mare in tempesta di emozioni che in quanto tale possiede. Il rischio che corre è quello di vivere nell'immediatezza impulsiva e di commettere gli errori tipici di chi vive privo di una riflessione personale, morale ed ideale, in una fase della vita dove esplodono i propri istinti vitali ed in maniera inversamente proporzionale l'esperienza è minima. Provocatoriamente affermo che questo è quello che accade quando le cronache nere descrivono risse che sfociano in accoltellamenti, delusioni amorose che sfociano in squallide vendette, feste che degenerano con ragazze abusate, momenti di sconforto e di dolore che terminano con gesti estremi...


Qualsiasi processo di educazione dovrebbe partire dal creare nel soggetto un alfabeto emotivo, dove le lettere sono le emozioni e le pulsioni tipiche di un giovane essere umano, spesso vissute in maniera fortemente dialettica: gioia o tristezza, temerarietà o paura, apatia o rabbia, desiderio o frustrazione, etc... Le agenzie educative devono aiutare il soggetto a familiarizzare con se stesso, cioè a riconoscere ciò che prova, a gestirlo ed indirizzarlo ai fini della propria crescita umana e della propria realizzazione personale. Senza tutto ciò non si andrà lontano...


Credits: https://www.youtube.com/watch?v=vZJYhYzDe1E




Il culto del disagio



"Esiste una sconfitta pari al venire corroso che non ho scelto io ma dell'epoca in cui vivo.."  cantavano i CCCP (storico gruppo punk emiliano degli anni 80). Questa frase mi ha sempre colpito e fatto pensare. Esprimeva quello che sin da ragazzo pensavo, esprimeva la noia esistenziale che iniziava a diffondersi negli anni 80 e che si era ormai sedimentata negli anni 90 e che è stata descritta perfettamente da quel colpo di fucile che Kurt Cobain si è sparato. Prima dei Nirvana ed anche dei CCCP ci sono stati altri gruppi che hanno descritto attraverso la musica le angosce dell'uomo contemporaneo, pensiamo alla Dark Wave britannica, ai The Cure ed ai Joy Division con il loro triste epilogo per esempio. La musica contemporanea non può non descrivere il malessere esistenziale della società occidentale, è inevitabile ed anche ovvio. Quello che non è ovvio è che ormai, canzoni d'amore a parte, tutta la musica mainstream affronta temi intimistici legati ad una dimensione di malessere esistenziale e psicologico in cui si descrive un individuo ripiegato su se stesso ed intento sulle proprie ferite. Non c'è altro, non c'è alcuna dialettica tra disagio e risoluzione di esso. Il malessere è assolutizzato, decontestualizzato, non stiamo male perchè vi sono determinate cause socio-economiche e culturali, stiamo male perchè è la vita che fa schifo. Con questo non intendo che sarebbe auspicabile celebrare la vita in maniera scontata e dozzinale come fa Jovanotti nei suoi stucchevoli testi, tra l'altro ogni volta che ho la disgrazia di ascoltare una sua canzone mi viene da imitare il sopracitato Kurt Cobain.. Non auspico neanche un ritorno alla musica come strumento di denuncia sociale, si vuole solo evidenziare in questa sede l'assolutizzazione della sofferenza esistenziale nella cultura musicale contemporanea, di altro non si parla o quantomeno non vi sono risposte, non si cercano soluzioni, ci si limita a piangerci addosso. Il disagio è avulso da qualsiasi causa economica, sociale, politica, c'è perchè è l'esistenza che è uno schifo e quindi non lo si può combattere, non ci sono soluzioni, al massimo dei rimedi di tipo farmacologico (legale o meno..).
Come già ho espresso nel post su Gomorra i mass media non solo descrivono la realtà ma nel descriverla la creano. Questo sta succedendo anche con la musica maistream ed il suo pubblico.
In un contesto sociale e culturale dove qualsiasi identità è resa fragile e precaria  e quando nonostante tutto sussiste è malvista in quanto tale, i giovani ricercano la propria anche nella musica e la risposta che ottengono è: "io sono perchè soffro".
Si sta creando un vero culto del disagio, esso è un brand da indossare, un vero e proprio stile di vita nel quale si è quasi fieri delle proprie problematiche psicologiche ed esistenziali così come si è fieri dei farmaci che si assumono per (non) affrontarle.
Avere l'ansia, tagliarsi, "stare sempre fatti", "fumare i casini" e "bere i problemi", come dice il trapper Ghali, sembra sia diventato uno status symbol. Prima chi assumeva psicofarmaci lo faceva di nascosto e se ne vergognava, cosa anch'essa non giusta, adesso è un motivo di vanto e di prestigio.
A livello pedagogico è auspicabile intervinire su tre punti fondamentali così da proporre una disamina della questione a partire dal piano spirituale (ebbene si! Non è una bestemmia..), filosofico, politico e socio-economico:

  1. Stimolare una riflessione profonda sulle cause della sofferenza umana: essa fa certamente parte dell'esistenza ma non va subita, nello stesso tempo essa è determinata, di volta in volta da precisi fattori socio-economici, politici e culturali rispetto ai quali bisogna prendere coscienza ed assumere un atteggiamento attivo sia a livello individuale che collettivo.
  2. Ricercare ed aiutare l'adolescente a risvegliare quelle energie vitali che possano aiutarlo ad affrontare la vita in maniera combattiva e costruttiva piuttosto che autodistruttiva e vittimistica.
  3. Favorire la costruzione di un'identità non basata sulle tendenze culturali del momento e sui dettami del mercato, bensì proporre la conoscenza di se stessi, delle proprie attitudini, delle proprie energie ma anche dei propri limiti al fine di una vera realizzazione individuale.

Infine bisogna far capire al soggetto, laddove vi siano problematiche psicologiche e/o psichiatriche importanti, che l'auto-cura non è una soluzione ma al contrario un ulteriore problema mentre sarebbe necessario rivolgersi ad uno specialista che possa realmente aiutarlo a guarire le proprie ferite. Ma di questo ne parlerò più specificatamente nei prossimi post.