Bullismo ed educazione allo scontro



Qualche mese fa ero a lezione con una classe molto numerosa e così problematica che anche il Sergente Hartman di Full Metal Jacket si sarebbe trovato in difficoltà... Ad un certo punto mentre seguivo dei ragazzi nella mantecatura di un risotto sento provenire dalle mie spalle alcune volgarità.
Mi sono girato ed ho chiesto chi fosse stato, naturalmente non era stato nessuno.
Quello che mi ha dato fastidio, oltre alla parolaccia  in sé, è stato che il gesto mi fosse stato fatto alle spalle. Non era solo un problema di disciplina, c'era dell'altro. 
C'era che un ragazzo nello scegliere di scontrarsi con me (come è anche normale che avvenga nella duplice relazione alunno-docente ed adolescente-adulto) aveva attuato una modalità eticamente scorretta. Il mio intervento doveva andare oltre la semplice gestione della classe, doveva essere anche di tipo educativo e così è stato: ho chiesto all'autore del gesto di avere il coraggio di venire fuori, di assumersi le proprie responsabilità ed ho invitato lui ed il resto della classe a riflettere su questo tipo di comportamento. 
Senza troppi giri di parole gli ho detto, allargando il tema del discorso, che fare le cose "alle spalle" (sia nella vita reale che nei social...), magari in superiorità numerica o semplicemente facendosi forti del gruppo  era un comportamento da persone poco coraggiose, un tipico comportamento da vigliacchi, al contrario non essere più bambini ma adulti ed uomini o donne significava affrontare persone o situazioni a viso aperto, con lealtà e mai forti con i deboli e deboli con i forti.
Questo mio intervento è stato molto efficace in termini disciplinari, in questo modo ho messo sotto scacco il ragazzo: se mi fai le cose alle spalle non ci fai una bella figura quindi fammele davanti, condizione questa però più difficile ed impegnativa da attuare!
Oltre a questo elemento c'è stato un primo approccio di quella che possiamo chiamare "educazione allo scontro", purtroppo è stato solo un approccio perchè senno mi si scuoceva il risotto...
La dimensione del conflitto è tipica dell'adolescenza, è nel conflitto che l'adolescente si autodetermina, si sperimenta ed afferma sia come individuo che come componente di un gruppo. Quando però questo conflitto ricalca quello dell'attuale mondo degli adulti (dove la legge del più forte, la mancanza di empatia e soprattutto la mancanza di una etica che non sia quella del profitto ad ogni costo la fanno da padrone...) ecco nascere i cosiddetti ed oggi tristemente noti fenomeni di bullismo.
Ritengo un elemento necessario nella lotta al bullismo l'indirizzare gli adolescenti nell'esprimere la propria conflittualità dentro delle regole etiche ben precise: tra queste dovrebbero spiccare il senso della propria dignità, del proprio valore personale, il senso di lealtà, di giustizia e protezione nei confronti del più debole.

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